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Esercizio di dattilografia: "L'Immorale: Racconto" Enrico Annibale Butti

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Testo completo per l'esercizio

Esercizio di dattilografia: "L'Immorale: Racconto" Enrico Annibale Butti

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Suonaron le dieci, lentamente, nell'ombra. Poco dopo i rintocchi si ripeterono più decisi, più rapidi nell'anticamera. Enrico, dopo avere alcun tempo indugiato origliando tra i due battenti socchiusi, entrò cautamente nella stanza, avvolta in una densa penombra verdognola. L'aria v'era un po' viziata, benché un diffuso profumo, misto di violetta, d'acqua di Colonia e di tabacco, vi signoreggiasse: v'era quell'odore speciale, direi quasi organico, che hanno le camere dove qualcuno abbia lungamente dormito; e un respiro lieve e alquanto irregolare annunziava appunto che una persona vi dormiva ancora serenamente in braccio all'onda dei sogni mattutini. Il servo attraversò in punta dei piedi la camera, e s'avvicinò all'alta finestra, ch'era stata accuratamente rinchiusa ma lasciava da alcune connessure penetrare il giorno già avanzato, intersecando di lamine luminose l'oscurità. Aperse senza far remore le imposte; la luce verdognola delle persiane invase, diffondendosi, la stanza, e andò a frangersi nelle ricche dorature e nella lucidezza metallica degli specchi. Nel mezzo ergevasi, tra il lusso del cortinaggio di velluto, il letto di mogano artisticamente intagliato a foggia antica, e qua e là spiccavan varî mobili di diverso stile: una spera altissima rifletteva quell'eleganza un po' chiassosa in una cornice ad alto rilievo, raffigurante nella base un canotto marinaresco, e negli stipiti, - da un lato, un amplesso di palmizî, i cui ciuffi larghi, protendendosi, componevan l'architrave, - dall'altro, un cespite di arnesi da pesca bellamente raggruppati. Sopra gli usci pendevano dei trofei guerreschi e dei massacri da caccia: dalle pareti, arazzi policromi a soggetti mistici e profani. Era un complesso di lussuosa ricercatezza, in cui, più che il gusto, si notava il desiderio esagerato d'accumulare oggetti ricchi e preziosi in poco spazio. Enrico, spalancate le imposte, si rivolse e guardò il padrone che dormiva sempre, supino sul gran letto, il viso rivolto verso l'alto, - un viso fino, accurato, un po' pallido, ma con un'espressione di calma dolcissima. Le dieci eran già battute da qualche minuto, e il servo aveva l'ordine di svegliarlo appunto a quell'ora. Egli s'accostò al letto, sostò alquanto di fronte all'inconsapevol serenità del dormente, poi si decise a scuoterlo dal letargo profondo, chiamandolo una prima volta leggermente, poi un'altra volta più forte.
 
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